MILZA
Anatomia e Metodologia ecografica

Marcello ROMANO
Scuola di Ecografia SIUMB di Catania e Messina



  • DISPENSE DI ECOGRAFIA
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  • La milza è un organo linfatico intraperitoneale, situato nella loggia superiore dell’ipocondrio sinistro, di forma semilunare; la superficie supero-laterale è posta a ridosso del diaframma, cui si modella assumendo una forma arrotondata; la superficie mediale è attraversata dai vasi splenici all’ilo.
    Essa contrae rapporto con il fondo gastrico (faccia mediale), la coda pancreatica (ilo), la flessura sinistra del colon ed il polo superiore del rene omolaterale (bordo inferiore).
    I margini dell’organo possono apparire lobati per la presenza di alcune incisure, residuo della fusione dei noduli embrionari. Per incompletezza di tale fusione, è frequente il rilievo di piccole milze accessorie, che si presentano come isole di parenchima adese o contigue all’organo, generalmente a ridosso della faccia mediale.
    L’arteria splenica origina dal tronco celiaco e penetra l’organo in corrispondenza della faccia mediale suddividendosi in diversi rami.
    La vena splenica origina da numerosi rami parenchimali diretti verso l’ilo splenico, ove si anastomizzano nel tronco principale, diretto antero-medialmente verso la superficie posteriore del pancreas.

    METODOLOGIA ED ANATOMIA ECOGRAFICA

    L’approccio ecografico può essere intercostale o sottocostale; in quest’ultimo caso è opportuno richiedere al paziente una profonda inspirazione, che per la contrazione del diaframma comporta un abbassamento della milza.
    Viceversa, nell’approccio intercostale l’organo è meglio esplorabile col paziente in eupnea o in espirazione; l’inspirazione forzata, infatti, determina l’espansione del polmone che va a interporsi tra milza e piano d’appoggio della sonda.
    Il paziente viene posto in decubito obliquo o laterale destro, col braccio sinistro sulla testa per allargare gli spazi intercostali.

    Per l’esame vengono impiegate sonde da 3,5 MHz (5 MHz nei bambini) di tipo convex o, meglio, di tipo settoriale; quest’ultimo, infatti, per la ridotta superficie di appoggio della sonda alla cute è più adatto per sfruttare le finestre acustiche intercostali.
    In generale, le milze di dimensioni normali o ridotte vengono esplorate meglio con approccio intercostale, soprattutto in soggetti anziani o mal collaboranti, mentre in caso di splenomegalia risulta adeguato anche quello sottocostale.

    L’esame ecografico viene condotto attraverso le seguenti scansioni:
    - coronali, posizionando la sonda in uno degli ultimi spazi intercostali, parallelamente alla linea ascellare media; in caso di splenomegalia la sonda viene posta più caudalmente, in sede sottocostale.
    -oblique intercostali, posizionando la sonda lungo l’asse maggiore del X-XI spazio intercostale.
    -oblique sottocostali ascendenti, in apnea inspiratoria forzata ed in decubito laterale dx.
    -longitudinali anteriori, trasversali anteriori, dorsali (in decubito laterale o prono).
    In scansione coronale o obliqua và ricercata la sezione (includente l'ilo) in cui appare maggiore la distanza tra i due poli superiore ed inferiore della milza; sull’immagine di tale sezione possono essere misurati il diametro interpolare splenico e l’area di sezione.

    L’esame ecografico è volto a valutare forma, ecostruttura, volume, presenza di alterazioni focali, masse o raccolte liquide peri-spleniche.

    L’ecostruttura splenica normale è costituita da un omogeneo tappeto di fini echi di medio livello, sostanzialmente simile a quello del fegato e della corticale renale normali, perifericamente circondato da una sottile banderella ecogena, corrispondente alla capsula splenica.
    Oltre alle citate lobature dei contorni, di norma è possibile il rilievo di piccole formazioni tondeggianti isoecogene rispetto al parenchima splenico, del diametro generalmente di 1-3 cm, adese o contigue alla faccia mediale dell’organo, riferibili a milze accessorie (rilevabili in circa il 10% della popolazione), che possono porre problemi di diagnosi differenziale con processi espansivi. Nei casi dubbi, la forma rotonda, la sede perilare, l'iso-ecogenicità, la presenza di un ponte parenchimale o di stretta contiguità alla milza e l’eventuale visualizzazione di un polo vascolare orientano nell'insieme la definizione di milza accessoria.

    Ai fini della valutazione dimensionale della milza, sono stati proposti diversi metodi. Il più preciso è basato sul calcolo dell’Indice Volumetrico Splenico, ottenibile dividendo il prodotto dei tre diametri (longitudinale x antero-posteriore x trasversale) per 27 (v.n. 21,5±6,5).
    Il metodo più semplice ed utilizzato consiste nella individuazione del maggior diametro interpolare, che nell’adulto non supera di norma 12-13 cm (diametro longitudinale).
    Nella Tab.1 sono indicati i limiti massimi normali del diametro longitudinale (interpolare) in ambito pediatrico, espresso in centimetri:
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    Tab.1
    ETA’ e Diam. Long. (cm)
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    3 mesi: 6
    6 mesi: 6,5
    12 mesi: 7
    2 anni: 8
    4 anni: 9
    6 anni: 9,5
    8 anni: 10
    10 anni: 11
    12 anni: 11,5
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    Inoltre, va ricordato che nella vecchiaia si verifica una modica riduzione dell’organo, che implica un abbassamento della soglia volumetrica per definire la presenza di splenomegalia.


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